Leggere le immagini dell’Apocalisse – II parte – IX conferenza

NONA CONFERENZA

Kristiania, 18 maggio 1909

Abbiamo visto che nella nostra epoca possiamo scrivere nella nostra anima ciò che poi apparirà esteriormente nell’essere umano. Lo scrittore dell’Apocalisse, guardando nel futuro, ritrae le sette epoche culturali che seguiranno la guerra di tutti contro tutti allo stesso modo in cui si possono elencare le sette epoche culturali che si susseguono nel nostro tempo. Egli vede queste sette età nei sette sigilli, ma distingue nettamente le prime quattro dalle altre età. Ogni volta che un sigillo viene aperto, gli appare uno dei quattro cavalli e il suo cavaliere.

L’apocalista ha quindi a che fare con la visione chiaroveggente delle sette epoche future. Sono immagini astrali di ciò che un giorno accadrà. Quelli che avranno assimilato qualcosa della cultura spirituale, saranno quelli che avranno superato la loro natura inferiore e domineranno allora sugli istinti umani. Nel sigillo, il cavallo sta a indicare ciò che gli esseri umani hanno vinto. Saranno vincitori sulla loro natura inferiore attraverso ciò che avranno fatto delle loro anime. Domineranno le loro nature inferiori proprio come un cavaliere domina un cavallo.

Tutto ciò che abbiamo vissuto durante l’Antica India apparirà di nuovo dopo la guerra di tutti contro tutti. Siccome le epoche si ripetono, l’antica epoca indiana riapparirà per prima. Allora, all’essere umano l’intero mondo fisico appariva come illusione, come maya. A quel tempo l’anima divenne abbastanza matura da vincere il mondo sensibile. Allo scrittore dell’Apocalisse appaiono i frutti dell’epoca indiana nell’immagine del cavallo bianco. È una caratteristica dell’anima dell’antica India che il mondo esterno, la cultura materiale, appaia come ancora non contaminata dalle mani dell’uomo. Il cavaliere con l’arco è innocente come la luce del sole. Dopo la guerra di tutti contro tutti egli si è guadagnato il diritto, alla stregua di un conquistatore, di essere vincitore sulla sua natura inferiore. Tuttavia essa c’è ancora, l’essere umano è cresciuto insieme ad essa. Questo è raffigurato nel secondo sigillo dal cavaliere rosso. Qui l’anima non appare più in una veste bianca, simbolo dell’innocenza. Così, il cavaliere vittorioso non può servire come immagine dell’essere umano in questa epoca. Egli ci appare come uno che porta i frutti dell’egoismo. Dopo la guerra di tutti contro tutti, egli non appare più in una veste bianca. Ancora una volta porta via la pace dalla terra; ancora una volta si mostra con una spada nella lotta per l’esistenza.

Poi ci viene mostrato il frutto della terza età, la cultura egizio-caldea, durante la quale l’umanità imparò a contare e a calcolare. L’essere umano continuò a penetrare sempre più nella materia, nell’oscurità della natura inferiore. Questo è rappresentato dal cavallo nero il cui cavaliere tiene una bilancia. Lo scrittore dell’Apocalisse rappresenta peso, numero e misura come un cavallo nero, e l’anima umana come il cavaliere con la bilancia. Nella cultura persiana gli uomini non avevano ancora sviluppato istituzioni statali per l’assegnazione della proprietà secondo leggi sociali intelligenti. Non esistevano né nell’antica India, né nell’antica Persia. Nell’antica India, le persone avevano ancora fiducia nelle loro incarnazioni atlantidee e consideravano la loro posizione sociale come la conseguenza di ciò che avevano compiuto allora. Dicevano a se stessi di trovarsi in una certa casta a causa del loro karma; guardavano alle caste superiori e consideravano ciò una giusta disposizione secondo il karma individuale. Ma questa divisione in caste è stata resa sempre più insostenibile dall’evoluzione dell’io umano. Nell’epoca egizio-caldea la distribuzione della proprietà e dei beni cominciò ad essere calcolata principalmente attraverso l’uso dell’intelligenza. Pertanto, il frutto di questa terza epoca appare come il cavallo nero e il cavaliere con la bilancia, con cui si pesano il pensiero e l’intelligenza umana. Allo scrittore dell’Apocalisse appare in questo modo quello che sarà il frutto delle nostre sette epoche di cultura, dopo la guerra di tutti contro tutti.

La quarta epoca culturale, quella greco-latina, ha conquistato la bellezza del mondo fisico. I greci hanno idealizzato la natura nella loro arte, abbellendo l’esistenza. Come ci appaiono belle la scultura e l’architettura greca in confronto all’arte egiziana, alla Sfinge, alle Piramidi. I greci, però, si appassionarono così tanto all’esistenza fisico-sensibile che il mondo spirituale divenne per loro oscuro. Fu solo grazie all’evento del Golgota che la luce penetrò di nuovo in quelle che per loro erano diventate ombre assolute. Nella quarta epoca l’anima era stata completamente ridotta in catene. Ma la natura inferiore sperimentò un abbellimento; ricevette, per così dire, un manto di bellezza e di arte. Questa è proprio la caratteristica dell’anima in questo periodo, che è il più bello del regno terreno, ma per le anime stesse il frutto di quest’epoca è sinonimo di morte. Pur avendo dato loro la padronanza sulla natura fisica esterna, le anime da quest’epoca raccoglieranno meno frutti.

Arriviamo così alla quinta epoca, quello in cui il principio di Jahvè-Cristo illumina anche le anime che si trovano tra morte e nuova nascita. Qui le anime diventano più vive. Cosa succede in questo quinto periodo? Attraverso ciò che un’anima può assimilare attraverso l’impulso cristico, il corpo astrale diventa più luminoso e brillante. Possiamo immaginare come appare un corpo astrale permeato dalla luce dell’Io, quando viene osservato chiaroveggentemente. Dopo la guerra di tutti contro tutti, allo scrittore dell’Apocalisse esso appare come una veste bianca. Così, nel quinto periodo, dopo la guerra di tutti contro tutti, l’anima apparirà dotata di un’aura già illuminata dalla luce del Cristo. [Lacuna nel manoscritto]

Quelli che hanno fatto proprio il principio-Cristo già nei primi tempi del cristianesimo, hanno dovuto soffrire molto sul piano fisico esteriore. Ma in questa quinta epoca le cose stanno venendo a galla. Attraverso la corrente spirituale rosacrociana-teosofica, l’impulso cristico sarà accolto da un sé sempre più disinteressato e compreso sempre più. I suoi seguaci evolveranno verso una vita spirituale sempre più elevata.

Ma c’è un’altra corrente all’opera, nettamente opposta a questa, che vuole sprofondare sempre più l’Io nel materialismo, attraverso una certa coltivazione dell’egoità. Il suo obiettivo è far sì che il materialismo vinca definitivamente sulla personalità umana. Tutta la vita pratica esteriore si stacca dall’individuo, si materializza. Questo accade, per esempio, attraverso l’attività del capitale nelle società per azioni, che è sempre più staccato da qualsiasi personalità umana individuale. Il lavoro del singolo essere umano sarà sempre meno importante. Le azioni o le quote societarie sono la via per la materializzazione di questo ambito della vita umana pratica.

Vediamo il materialismo prendere sempre più il sopravvento; la personalità umana si dovrà contrapporre sempre più al materialismo dominante attraverso la propria spiritualizzazione. Alla fine della nostra epoca, questa netta contrapposizione al materialismo mostrerà un’umanità vinta esteriormente. Le persone che saranno messe a morte per amore della Parola dovranno soffrire molto, ma esse saranno la forza culturale più importante dopo la guerra di tutti contro tutti.

Con la comunità di Filadelfia inizierà la sesta epoca. Ad eccezione di questi esseri umani spirituali, il resto del genere umano sarà interamente assorbito nella vita sociale, sommerso dal materialismo sempre più crescente. Gli uomini padroneggeranno massimamente le forze della natura, come possiamo già vedere con la telegrafia senza fili e nei voli dei dirigibili. Non è senza conseguenze se l’aria si riempie di pensieri spirituali o di pensieri su necessità materiali. Questo travolgerà tutto il nostro pianeta. Ci troviamo in un’epoca in cui l’umanità manipolerà pesantemente lo spazio dell’aria e della luce.

Quali saranno i frutti di quest’epoca? Viste nella loro vera forma, si può dire che per un certo periodo queste onde elettromagnetiche avranno un effetto retroattivo sulle forze della terra e, a seconda del bene e del male, si verificheranno dei terremoti e scosse telluriche come conseguenze delle azioni umane. «E vidi, quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, e vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come un sacco di crine» (Ap 6:12). Quando i sentimenti degli esseri umani sono portati nell’aria, cambiano tutta la natura e appare qualcosa di simile a una pioggia di meteoriti. In questo modo gli esseri umani scatenano le forze della natura, ma le loro azioni non restano impunite.

Mentre osserviamo ciò, ci appare allo stesso tempo che l’umanità trovi la propria distruzione in queste forze della natura scatenate. Ma coloro che si collegano con lo Spirito appaiono come gli esseri umani portatori di un sigillo. Queste persone devono accogliere in sé tutti gli insegnamenti spirituali che possono giungere all’umanità.

Ciò che gli esseri umani accolgono come sostanza e insegnamento spirituale diventerà nel futuro il sangue e la linfa vitale dell’anima; sarà luce che si irradierà da loro come spirito. L’essere umano poggia saldamente su due piedi: uno su Atlantide e l’altro sulla cultura post-atlantidea, ossia uno sull’acqua e uno sulla terra. Ma deve assimilare la saggezza, deve come inghiottire un libro. Questa figura indica verso il mondo spirituale, porge il libro all’apocalista. Egli deve ingoiarlo. Sarà indigesto per la natura umana inferiore, ma dolce come il miele per quella superiore, in quanto non sarà letto, bensì ingoiato. Gli esseri umani dotati di un pensiero logico moderno, una volta diventati chiaroveggenti attraverso l’iniziazione, possono anche sperimentare ciò che lo scrittore dell’Apocalisse ha descritto. Possono rivedere le visioni dell’apocalista nei sigilli rosacrociani. Il sigillo con le due colonne rappresenta il decimo capitolo dell’Apocalisse.

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